OtellO

OtellO

liberamente tratto da The Tragedy of Othello,
the Moor of Venice di William Shakespeare

progetto e realizzazione Kinkaleri – Massimo Conti, Marco Mazzoni, Gina Monaco
con Chiara Lucisano, Caterina Montanari, Daniele Palmeri, Michele Scappa
musica Canedicoda
produzione Elena Conti
organizzazione Gaia Fronzaroli
assistente alla regia Simone Schiavo
produzione Kinkaleri/KLmTeatro Metastasio di Prato
con il sostegno di MiBACTSettore Spettacolo, Regione Toscana

Il collettivo artistico Kinkaleri mette in scena una delle tragedie shakespeariane più famose e rappresentate in tutto il mondo come “Otello”, presentandolo come un luogo per dare alle parole il potere di essere e diventare OtellO. Un testo da esplorare sotto un segno chiaro, nella ricerca di un Corpo che contenga simultaneamente Parola e Suono per raccontare se stesso e ciò a cui allude. Il potere che il linguaggio ha nell’imporre piegature e distorsioni alla realtà si allunga come un’ombra sui corpi che aderiscono allo spazio come ad un destino. Una scrittura/corpo che della vicenda non assume le sembianze dei personaggi né la loro condizione psicologica, ma cerca direttamente nella dinamica, nelle forze e nelle tensioni prodotte dai corpi, l’effetto diretto di un mondo generato dalle parole.
La vicenda della gelosia assassina del guerriero Otello, educato a una sola etica e verità, si incontra e sovrappone con le parole di Iago, che del linguaggio fa un uso soggettivo e non ideologico. Una tragedia nutrita di racconti, supposizioni e immaginazioni; un dispositivo verbale che colloca i propri elementi al posto giusto, per far sì che ogni cosa precipiti. Un racconto che nel suo svolgersi applica opposizioni tra condizioni – filosofia/poesia, antico/moderno, relativo/assoluto,
raziocinio/sentimento – nella ricerca di un linguaggio che non pretende di spiegarsi ma di restare straniero. Straniero come è Otello.
Per Kinkaleri, OtellO è l’occasione di una riscrittura coreografica che cerca di assumere su di sé, ancora una volta, le tensioni della rappresentazione contemporanea nel suo momento di passaggio più conclamato e ambiguo che abbiamo la (s)fortuna di vivere, per collocarlo nella dimensione culturale dell’occidente, una rinnovata età di passaggio, nelle sue chiusure, rifugio nella tradizione e nelle inevitabili fughe verso un futuro quasi presente. Nelle sue contraddizioni tra globale e locale. Nell’opposizione a una difesa delle identità e nella volontà di spogliarsene per
pura vita. Nell’esaltazione del soggetto e nella necessità di trovare paradigmi di decifrazione collettiva condivisa. Nella sua volontà di erigere muri o non avere stati. Nel suo essere e poter essere ancora più vibrante, prima che l’umano cessi di essere solo umano.