Fake For gun No You|All!

Fake For Gun No You|All!

2012

progetto, realizzazione Kinkaleri
con Jacopo Jenna, Simona Rossi
produzione Kinkaleri
in collaborazione con Santarcan­gelo Festival 12.13.14, Armunia-Inequilibrio Festival, Contemporanea Festival

testo estratto da THANKSGIVING DAY, NOV. 28, 1986 FOR JOHN DILLINGER IN HOPE HE IS STILL ALIVE by William S. Burroughs 

Performance che utilizza il codice di gesti costruito da Kinkaleri. La performance sempre centrata sulla dizione del testo preso a riferimento, in questo caso politicamente molto denso, assume una serie di momenti topici e stereotipati della danza per sviluppare una relazione complessa tra la percezione della scena e il suo confine con il reale. Un’occasione per approfondire la ricerca coreografica e il paradosso tra rappresentazione e i termini del reale.

Del progetto All!, la serie di Fake For Gun No You, o Gun For Fake No You, o For Gun No Fake You, allitterate in tre varianti diverse, apre al gioco linguistico e alla coreografia pura attraverso l’invenzione di un linguaggio. In questi tre oggetti coreografici, gli elementi costitutivi della performance sono semplicemente il linguaggio, la parola, il corpo.

Partendo dalla ricerca che connette il corpo, la parola e la danza, abbiamo costruito un alfabeto coreografico che ci permettesse, nella semplicità di ogni singolo gesto collegato ad una lettera, di poter danzare dei testi poetici e di offrirli come pura comunicazione al pubblico.

La parola comunicazione è la parola giusta solo a patto di essere depurata dai suoi requisiti abituari e nefasti che fanno della comprensione l’unico mezzo necessario per essere fruita. In questo, caso una volta fornita la chiave di lettura, la danza resta sul campo come sublime astrazione che coniuga il testo al corpo e ne fa un momento dove il fluire del tempo sviluppa velocità, dinamica, forma, intensità e meraviglia. A quel punto comunicare significa condividere un mondo e una presenza.

Si parte da una invenzione e si prosegue di intenzione e intensità nella composizione, sviluppando un testo in una nuova disposizione simbolica delle lettere dell’alfabeto che, abitando nella memoria del danzatore, lo obbligano ad una presenza nel tempo e nello spazio senza possibilità di fuoriuscita. Tutto nella performance si confonde tra costruzione e reale, in una serie di dinamiche visive e sonore che trascinano ogni cosa in una durata, che è esperienza comune di un sentimento di presenza orizzontale che non distingue più interpreti.

I testi utilizzati sono i testi di quei poeti che nella loro vita hanno fatto del linguaggio una forma viva di relazione non accontentandosi della dominio della parola asservita al consenso e alla semplice fruizione, passiva, del significato, ma che hanno cominciato a smontarla e rimontarla, aprirla e rigirarla per riconsegnargli un potere più ampio e che cercasse ovunque delle gamme espressive per tentare di essere come “cosa che sente”.


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