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WEST   

Kinkaleri
2003/2007ev

 realizzazioni
 installazioni

 


AmsterdamAthinaBeijingBerlinBruxellesLondonNewYorkParisPrahaRomaTokyoWien


E’ un progetto da sviluppare nelle città dell’occidente usate come piano di contatto per delle morti che si susseguono mentre tutto scorre sulle tracce del pianeta che le comprende. La visibilità del limite di ogni processo occidentale, un procedimento che non produce nulla, un meccanismo che attende la fine, che si presenta ogni giorno e che ogni giorno viene rincorso sempre più velocemente con ansia e senza dolore. Il culmine raggiunto, aspettando la prossima esplosione. Finito il mondo e cade a pezzi. Inutilmente ripete la sua morte chiusa e senza sforzo. Non c’è debutto, non c’è completamento, non c’è soddisfazione. Si prevedono spostamenti nelle varie città dove si immortala la costruzione rappresentata di atti del morire tramite il supporto di una telecamera e si procede al montaggio di quelle immagini, quelle morti. La città non muore, si concretizza tutto nel suo svolgersi ordinario, tutto è ordinario. Ogni soggetto è sullo stesso piano: chi guarda si vede guardare e la città diventa l’identificazione della rappresentazione della città contemporanea d’occidente. Tutto è ordinario e ovvio e in questo ci si può scambiare di posto; non è l’essere visti che permette la morte ma la morte dichiara la visione nella connessione degli sguardi di chi guarda e chi si fà guardare guardando chi guarda e poi cade, in un gesto che dall’infanzia non possiamo più compiere se non protetti dalla rappresentazione. La città resta lì che parla: si dichiara unica e multipla, se stessa e tante altre città e sciogliendo le differenze l’occidente si sforza di riconoscersi ovunque nell’ordine; eppure in quei corpi tutto scivola e si ingorga e ogni cosa compresa nel quadro rischia di caderci. Sfiorare il limite in continuazione, accarezzarlo come cosa preziosa, senza illusioni, senza dolore.
Chiedere a uno sconosciuto di fare qualcosa per me, qualcosa di cui potrei fare a meno, di cui potrebbe fare a meno, sostantivare la necessità improbabile di una complicità rauca, fermarlo per strada interrompendo un suo percorso, un suo itinerario, una sua occupazione, chiedergli di guardare fisso nell’obiettivo per circa quindici secondi dalla sua distanza, sta facendo parte di un’inquadratura, chiedergli che il suo sguardo resti fisso e che dopo l’approssimazione di tempo stabilita cada a terra, con la propria consapevolezza di farlo, di lasciare un vuoto, di operare in autonomia, un corpo a terra, senza un particolare comportamento, senza interpretazione, senza melodramma, l’ultima caduta possibile, che muoia cadendo a terra, che resti morire al participio passato a terra per almeno dieci secondi e comunque non prima che gli sia detto che è tutto finito, siamo d’accordo, mentre tutto il resto intorno continuerà per conto proprio, nella sua organizzazione.
In ordine alfabetico Amsterdam, Athina, Beijing, Berlin, Bruxelles, London, New York, Paris, Praha, Roma, Tokyo, Wien. L’installazione prevede l’accumulo dei singoli decessi effettuati durante la permanenza nella città, o nelle città, montati in visione monitor e, se possibile, contemporaneamente una sezione dal vivo che in tempo reale organizzerà e riprenderà ulteriori morti umane diffuse in schermo dalla location attigua. E insieme a questa le altre possibili varianti di allestimento da collocare di volta in volta nel luogo a disposizione.

Progetto e produzione Kinkaleri

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estratto video: http://www.youtube.com/watch?v=UZ-8gebz9Wc


   
info@kinkaleri.it