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<OTTO>   --->



progetto e realizzazione:


            
                     Kinkaleri



produzione: Kinkaleri
in collaborazione con: Teatro Metastasio Stabile della Toscana - Teatro Studio di Scandicci - Xing
con il sostegno di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Dip. dello Spettacolo - Regione Toscana - European Network DBM, Dance Bacin MediterrainČe

<OTTO> è un vuoto: l'unico posto dove stare.
Aspettare. Guardare. Alzare la testa. Vedere gli aerei, indicarli col dito. Esplodere in mondovisione. Questo non è un soggetto. Non avere nessuna parola, evitare lo sguardo smarrito del mio gatto.
<OTTO> è un vuoto, ora, una sospensione del mondo, evitare di guardare, conosciamo già tutto, siamo al massimo valore della rappresentazione crudele del mondo che si offre alla rappresentazione indecente di sè. E' soltanto un numero: otto; è anche una parola che significa un numero.
Non possiamo fare a meno di pensare la fine: il fine.
- Va bene la compro.
- Tutta o un terzo?
- Metà.
- Metà di un terzo o metà di tutta?
- Allora se la metti così decidi da solo vado a prendere un caffè.
- Aspetta.
- Muore il vento, muori tu, moriamo tutti.
- Sarebbe?
- Novanta.
- Novanta per un terzo.
- Va bene, solo perchè sei te.
- Solo perchè sono io.
<OTTO>
scena morta
La presenza, mettersi in; l'oscenità di tale atto, la pornografia dello sguardo di chi lo abita, i percorsi tracciati, le componenti del risultato, innescano quei piccoli miracoli impronunciabili dovuti a coincidenze fortuite. Solo nella spietata visione di un'idea si nascondono verità di una poesia miracolosa. La creazione di per sè suggerisce l'idea del crimine, sono i criminali con i loro atti senza progetto i veri artisti e, sulla scena vuota, nel galleggiare dei reperti che svelano le tracce di atti improbabili, si costruisce un concetto. Vedere un corpo che agisce se stesso è la risultanza di tale sforzo e noi crediamo che se tale gesto fosse invertito a spietata essenza sarebbe la meraviglia. 

    INTERVISTATRICE: Quindici anni dopo Lo Schizofrenico e le Lingue, che cosa l'ha spinta a scrivere un secondo libro?
    LOUIS WOLFSON: La ragione principale è l'insieme delle note lasciate da mia madre: volevo che fossero incorporate in un libro. Ho aggiunto il racconto di certe cose vissute in quell'epoca, oltre alle mie idee su come porre fine alla vita sul pianeta Terra. Il titolo di questo libro mette in evidenza la straordinaria possibilitý d'allitterazione sulle circostanze della sua morte. In base ai miei calcoli, questa allitterazione aveva una sola possibilità su molti milioni di verificarsi, come si ha una sola probabilità di vincere alla lotteria. Come se si trattasse di un qualcosa di divino: infatti mia madre, che era musicista, è morta - tutte queste parole cominciano per m - a Manhattan - ancora m - a metý maggio, a mezzanotte, fra martedì e mercoledì, e si diceva che avesse un mesotelioma, e si muore di cancro per le metastasi - mesotelioma metastatizzante - per di più all'ospedale Memorial a New York. Infine, ed è il colmo, è morta il 138ƒ giorno dell'anno e noi abitavamo nella 138 strada. Un'altra coincidenza. Prima di allora avevo rimaneggiato il mio primo libro, al quale avevo dato il nuovo titolo di Point final à une planète infernale, dove proponevo che si fabbricasse un numero sufficiente di bombe nucleari per porre fine alla vita sul pianeta Terra. In questa seconda versione parlavo dell'apocalisse in modo forte, il che non emergeva abbastanza nella versione pubblicata da Gallimard.

<OTTO> ha ricevuto il premio UBU come miglior creazione di teatrodanza dell'anno

VIDEO MEDIATECA http://www.mediatecatoscana.it/catalogo/vedi_risultati.php?t1=NAAUAF00033062


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