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progetto, realizzazione Kinkaleri / con Anna
De Mario / consulenza teorica Lucia Amara / produzione Kinkaleri in collaborazione con Far Festival des art Nyon / con il supporto di Xing / Kinkaleri riceve il sostegno di MiBaC - Dipartimento dello Spettacolo, SRS Regione Toscana / ringraziameti Simona Sadrini, Luca Camilletti, Maria Caterina Frani
debutto europa: 19-20/8/2010 Far Festival des arts, Nyon / Usine à Gaz (Nyon - Svizzera)
Conferenzza 20/8/2010 h. 18 a cura di Lucia Amara
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I AM THAT AM Iparte da una riflessione su quella superficie deformata che è il testo di “Le Serve” di Jean Genet.
Kinkaleri non ha mai affondato la parola scritta per il teatro nella sua messa in scena, tutti i testi adottati di volta in volta sono serviti per disegnare delle rocambolesche traiettorie del pensiero, che potessero condurci ad un’azione che avesse come unico obbiettivo una produzione di intensità. Anche questa volta ci atteniamo a questa peculiarità: “Le Serve” non sono un copione per dar voce a degli attori che si fingeranno attrici in quell’artificio esasperato e meraviglioso pensato dall’autore delle due donne chiuse in una casa palcoscenico. Il testo qui non viene detto ma viene letteralmente nascosto nel corpo dove tra le pieghe della gola si aprono due tende da sipario.
I AM THAT AM I. Le serve di Jean Genet fagocitate da una ventriloqua. Un lavoro che fa a meno del classico immaginario dell’autore per proporre una performance ancorata su un doppio livello di rappresentazione. Una performance con la parola e con il corpo, dissociati inesorabilmente ma pronti ad incrociarsi e vacillare. Un testo che nella piena forma della finzione che si finge si apre nell’immagine assente, si spossessa della rappresentazione per consegnarla al suono che si lascia immaginare. Una sola persona in scena, che rappresenta se stessa e che dovrebbe agire mantenendo questi due piani separati. Una sorta di show aperto, un non-show inconcludente, incerto nelle identificazioni dove i contorni si sfumano e tutto diventa misteriosamente un accadimento reale, un evento. Una via di fuga, un tentativo di essere nel teatro più rappresentativo del ‘900 e sovvertirlo dall’interno, aprirlo come Artaud aprirebbe una banana, come un corpo abitato da un virus incubato da tempo.
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Signore
e Signori; mi presento davanti a voi in circostanze che giustificano il
mio appello alla vostra indulgenza e difesa. In una lettera firmata è
stato asserito che io non sono quello che pretendo di essere il
vostro intrattenitore umile e esclusivo. Percepisco dunque come mio dovere
quello di convicere il mio rispettabile che una persona, e non tre, come
viene affermato, si sforza di ottenere la vostra approvazione. Per provare
che IO non MENTO prego tutti i signori che possono essere collegati con
la Stampa pubblica di salire prossimamente sul palco ed essere dei testimoni
delle varie trasformazioni. I membri della Stampa sono gentiluomini
non asseconderanno limpostura e nessun mio trucco disonesto, proteggeranno
il pubblico dallinganno, se esiste, e credo che proteggeranno anche
me da una vile ostilità, se merito il loro intervento.
Se rubo mi denunci?
Se io faccio finta tu cosa fai? Se mi trovi a letto con la tua migliore
amica potresti credere che è tutto un abbaglio? Stavolta sono in
mezzo ad un bosco e nonostante pensi che il bosco sia contenuto in una
pianura che è stretta tra montagne che è collegata da strade
che uniscono città che sono viste da un satellite nel cielo e che
dio vede tutto e ride, mi sembra di essere come in un armadio con la pressione
sanguigna molto alta, le pupille dilatate, le orecchie tese e nessuno
close to me. Se ad ogni respiro tossisco pensi che stia male? Se mi migliorano
le prestazioni sportive credi che mi sia allenato? Se ti accorgi che è
tardi fuggi? Mi piacciono i cassetti con i segreti e i doppi fondi nelle
valigette, le pistole nei libri. Se continuo a farti male e ti sento urlare
pensi che sia sadico. Se ti dimentico te lo ricordi? Sangue e Arena un
toro furibondo senza corna. Se hai fame e non mangi muori? Se hai pochi
soldi chiedi la carità? Sicuramente pensare che si possa ancora
cercare un senso al fatto che seppur girando la mappa la tua posizione
sia sempre la stessa è una perdita di tempo. Se ti manco mi cerchi?
Se ti cerco sparisci? Stampare delle immagini riflesse. Se mi uccido mi
salvi? Se fai qualche cosa io che faccio? Sadico come un vecchio dottore
in un lager metto un pezzo dei Beatles ad alto volume. Se mi ascolti sto
meglio? Salvo ripensamenti dellultima ora pensavo di convertirmi
alla religione degli antenati, quelli delle guerre puniche. Se mi aprono
vieni? Se mi inganno mi correggi? Se ti inganno ti arrabbi? Se faccio
la serva mi picchi? Semplicemente un piccolo tentativo di trovarsi pronti
senza essere preparati. Se faccio il padrone hai paura? Se dico che è
buono lo provi? Se picchio qualcuno scappi insieme a me? Se mi drogo mi
biasimi? Stanco della rettitudine ascolto tutti i dischi degli Shampoo.
Se mi contorco dal dolore mi assisti? Se mento mi credi? Se mi applico
risolvo? Se provo tu provi? Sbagliato pensare che ad ogni azione corrisponde
una reazione. Se ho una malattia ti preoccupi? Se ho freddo mi scaldi?
Senza avere una parte di gioco come vedere dei bambini ogni cosa mi annoia.
Se ti ascolto sto zitto? Se piangi mi commuovo? Se sei uno zombi mi contagi?
Se parli mentre dormi dici la verità? Se mi guardi mi vedi? Mi
metto in tasca piccole S come se fossero ovviamente piccoli serpentelli
velenosi dalle lingue biforcute. Io ci sono e tu? Non è vero che
non hai nessun talento, menti solo per dare a te stessa un alibi.
Mosè in uscita libera col suo gregge su impervie colline si imbatte in un roveto che si incendia da solo e non si consuma. Avvicinatosi, il roveto addirittura parla e da ordini. Alla richiesta del futuro divisore dei mari di rivelarsi, il Roveto risponde: I AM THAT I AM.
Brion Gysin, parecchi anni dopo, trova questa affermazione poco elegante e nel suo far girovagare parole disordinandole con pignoleria sulla pagina stila una serie di allitterazioni e anche una registrazione audio dove fa risuonare e echeggiare più volte le variabili di I AM THAT I AM - AM I THAT I AM – I THAT AM I AM – AM THAT IIAM – AM I THAT I AM - I AM THAT AM I
William Burroughs, amico intimo di Brino, dichiarava senza mezzi termini che: LANGUAGE IS A VIRUS. Siamo la diretta conseguenza di una scimmia ammalatasi di un cancro virale alla gola; ed è da quel giorno che siamo parlati. Il nostro corpo è sotto il controllo del linguaggio indotto: la madre lingua, le potenze economiche mondiali.
William Burroughs e David Bowie erano amici di Jean Genet. David pensava addirittura di musicare Les Bonnes un testo eccezionale per lui ma non se ne farà nulla. Dell’ammirazione di Bowie per Genet resta una canzone di Bowie: The Jean Genie.
L’altra sera in televisione ho visto Les Bonnes di Jean Genet in una versione teatrale…ma proprio sul finale mio marito ha cambiato dandomi un sacco di botte perché voleva vedere la partita; ero proprio immedesimata li con quelle due che sono state scoperte mi dici come va a finire?
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