| |
|
 |
|
11cover prosegue la riflessione di Kinkaleri sul rapporto tra movimento/suono
e lo studio dei codici che lo sostengono cominciato con i precedenti progetti
Esso, Due anzi una macchina, Serie B (che riattivavano il discorso su l'improvvisazione
come forma spettacolare) e il progetto Tono ( che attraverso uno stratagemma
uditivo, trasfigurava il rapporto diretto tra musica e dinamica).
In questo caso il lavoro prende in prestito una parola, cover, per ristabilire
un pensiero compositivo, uno stato mentale che attivi un rapporto diretto
con la creazione tra il musicista e il danzatore, un filo unico tra ciò
che si vede e ciò che si sente nel tentativo di perseguire una scrittura
drammaturgica stabilita.
Essere senza scopo.
Un corpo piegato al movimento e un professionista del plagio sonoro attivano
un sistema compositivo. La frammentazione diventa campo d'indagine per una
scrittura drammaturgica costituita da suoni, movimenti.
Corpo sonoro e corpo dinamico impiegano un processo di movimento fluido
da una chiave all'altra, sincronizzando i propri toni e le proprie rotture.
Tutti gli elementi si appoggiano sulla scena articolando un delicato minuetto:
i costumi (i due costumi di scena, una parrucca nera, due parrucche bionde,
un lenzuolo ecc
); l'impianto fonico (un mixer da dj, un piatto, le
DI box, un mixer audio di sala, le casse acustiche, i monitor, un sub, i
microfoni, vari oggetti per suoni acustici ecc
); gli oggetti di scena
(una sedia, un microfono su asta da cantante ecc
).
Inaugurare una regola del gioco.
Ogni suono o movimento è stabilito, non c'è improvvisazione.
Eppure sulla scena, tutto si gioca tra il dispiegamento tecnico del saper
fare e la presenza dal vivo di due soggetti/performers che stabiliscono
un rapporto di tensione verso l'esterno. Non esistono scopi, solo necessità.
Le due figure si assumono i ruoli che gli spettano assecondando le proprie
maestrie. Niente di originale, ma un susseguirsi di rifrazioni per appropriarsi
di tutto ciò che già è e articolarne una nuova versione
senza più nessuna domanda. Si ha sempre a che fare con lo spettacolo,
nello spettacolo.
Proteggersi contro la verità.
11, wtc duemilauno, due stanghette, uno più uno, undici.
JIMMI GELLI
- Saltando a pié pari la divisione tra generi, usa tracce
audio (in virtù del loro ritmo), campioni selezionati (per le suggestioni
che possono rimandare), operazioni di vero e proprio plagio, per generare
ambienti fatti di tinte sonore: il set composto da lettore cd, microfoni
a contatto, piatto e campionatore miscela frammenti ricavati da tutte
queste fonti audio. La direzione è sempre il ritmo. Partecipa a
svariati progetti con artisti, in contesti sempre diversi, in qualunque
situazione possa prestarsi alla ricerca del ritmo. Fa il musicista con
diversi ensemble in sessioni di improvvisazione e collabora da molti anni
al progetto Burp enterprise, etichetta indipendente fiorentina. Da un
anno e mezzo cura un percorso musicale scegliendo il confronto con progetti
teatrali.
|